Abebe Bikila: orgoglio d’Africa

Abebe Bikila: orgoglio d’Africa
Le imprese sportive davvero memorabili hanno in comune alcuni elementi fondamentali:
1 – Vengono compiute da veri e propri eroi in carne ed ossa, non da persone normali.
2 – Lo scenario in cui agiscono deve valorizzare le loro gesta, renderle eterne, possedere quella luce capace di illuminare di immenso le loro fasce muscolari al momento della vittoria.
3 – Un valore storico intrinseco che vada al di là dei semplici meriti sportivi ma che abbia risvolti importanti anche in ambito politico e sociale.
L’indimenticabile maratona vinta a piedi scalzi da Abebe Bikila ai giochi olimpici di Roma nel 1960 ha tutte queste caratteristiche, e anche di più. Il concetto di pazienza che stiamo cercando di approfondire in questo articolo ha molto da spartire con quello di tenacia, almeno in questo caso, e quale migliore esempio se non quello del più grande maratoneta di tutti i tempi? L’atleta etiope ha rappresentato un riferimento assoluto per le nuove generazioni, Bikila “il maratoneta scalzo” è un simbolo, l’emblema della forza di volontà e della perseveranza.
Ma cosa successe esattamente in quella serata romana di 55 anni fa? Innanzitutto la gara venne disputata nel tardo pomeriggio e non durante la mattina come da tradizione. Dettaglio insignificante? Niente affatto! Immaginatevi Roma al tramonto, il Campidoglio, il Colosseo e il Circo Massimo tratteggiati da quelle tipiche sfumature ocra che avvolgono ogni cosa e che solo il cielo romano regala in attesa del crepuscolo. Immaginatevi i corridori che si immergono nel buio dell’Appia Antica, uno dei tratti finali del percorso, con le fiaccole dei soldati a indicare la via e le ultime energie rimaste protese verso la conquista.
Immaginatevi un atleta sconosciuto, che percorre a piedi scalzi l’ultimo chilometro sfrecciando davanti all’Obelisco di Axum, un simbolo del suo paese saccheggiato dall’esercito di Mussolini durante la Campagna di Etiopia. In quell’ultimo, leggendario chilometro, Bikila si riprende per qualche istante ciò che era stato strappato al suo popolo 35 anni prima, stabilisce il nuovo record mondiale mentre passa stremato sotto l’Arco di Costantino e diventa lui stesso, almeno per quella notte, il vero Re di Roma.
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